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 BENVENUTI TRA MARE E STELLE

Cosa vedete nel vostro oceano tra il mare e le stelle?
Nel mio ci ho visto già innumerevoli cose...
...tra Mare e Stelle...
Barche immobili all'ormeggio, ferme luci di una piccola città ondeggiata a chilometri dalla costa...
Veloci motoscafi che a fari spenti, sotto la luna, tagliano le onde con una scia di scintillante schiuma...
Coppie di orme sul bagnasciuga mangiate dalla risacca, come per nascondere agli occhi di chiunque il segreto di un amore...
Nuvole cariche di furore che cercano riposo scaricando tutta la loro rabbia su un mare di pece agitata...
Sciami di pesci volanti che cercano di raggiungere la luna e le stelle, che ad ogni fallimento vanno sempre più a fondo, per provare poi a volare, più in alto, con più spinta di prima...

Cosa vedete nel vostro oceano tra il mare e le stelle?
Nal mio ci ho visto già innumerevoli cose
...ma non tutte...
e ogni volta mi luccicano gli occhi per l'emozione...

Spud

lunedì, 05 marzo 2007
CAN...

...a me ha fatto venire i brividi.

La forza della vita e la forza dell'amore.
La  forza dell'amore è la forza della vita .


Can World Strongest Dad

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mercoledì, 21 febbraio 2007
Limpido...

Il mare su cui navigo da anni non è mai uguale a se stesso..
Un giorno su acque profonde ho visto, attraverso metri di acqua, un branco di barracuda fluttuare, quasi immobili, scegliendo verso quale parte degli abissi dirigersi per la sua battuata di caccia.
Ho visto anche, beccheggiando su bassi fondi sabbiosi, lo sporco delle nostre città che cercavano di rubare il posto alle alghe...

Preferisco pero' sempre vedere, piuttosto che guardami sotto e non vedere altro che un nero mantello increspato di onde...

Preferisco così....
come preferisco che le cose vengano dette... sempre!

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mercoledì, 07 febbraio 2007
Leuconoe, anima semplice e pura...

Tu ne quaesieris (scire nefas) quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius quicquid erit pati,
seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum: sapias, vina liques et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.

Tu, non cercare di conoscere, oh Leuconoe,quale destino gli dei ci abbiano
riservato: non è lecito saperlo! E non mettere alla prova la cabala
babilonese. Come è preferibile, sopporta qualsiasi cosa. Sia che Giove ci
abbia concesso molti inverni ancora, sia che sia l'ultimo questo
che ora fiacca il mar Tirreno contro la barriera delle scogliere. Sii saggia,
filtra il vino e poiché breve è il lasso di tempo, tronca ogni lunga attesa.
Persino mentre parliamo, sfuggirà la nostra età invidiabile. Cogli il momento
presente, fiduciosa il meno possibile nel giorno che verrà.

Orazio, Odi

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Etichettato tra parole

martedì, 06 febbraio 2007
Aiutatemi...

Amici del cucujanga, mettete nel template del vostro blog il fiocco del blog del nostro centro...altrimenti non  lo ca*a nessuno!!!

basta andare in template, aggiorna, e alla fine, prima di

</body>
</html>

inserire

<!-- Start Fiocco senzacosnervanti -->
<style type="text/css">.dxribbon{position:absolute;left:100%;top:35px;overflow:visible;height:199px;
width:199px;background-color:transparent;padding:0;z-index:1000000000;border:0px none;float:none; margin-left:-199px; margin-right:0; margin-top:0; margin-bottom:0;}</style><img class="dxribbon" src="
http://files.splinder.com/1a7a5186666929f8f3c60c1915cd7417.gif" border="0" usemap="#dxmap" align="right" hspace="0"><map name="dxmap"><area shape="poly" coords="0,0,198,198,198,162,36,0" href="http://senzaconservanti.splinder.com" alt="Io sono SenzaConservanti" target="_blank" /></map>
<!-- End Fiocco senzaconservanti -->

Fatelo come gesto di simpatia nei confronti di quel mentecatto di Spud!!! 

>:-P

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C'e chi gioca con le parole...

...e ogni tanto li si incontra anche tra mare e stelle!

Sono rimasto molto colpito qualche tempo fa da questo gioco di parole
(in realtà da tutto il film in cui l'ho sentito!):

"
Voilà!
Alla Vista un umile Veterano del Vaudeville, chiamato a fare le Veci sia della Vittima che del Violento dalle Vicissitudini del fato.
Questo Viso non è Vacuo Vessillo di Vanità ma semplice Vestigio della Vox-populi, ora Vuota ora Vana.
Tuttavia questa Visita alla Vessazione passata acquista Vigore ed è Votata alla Vittoria sui Vampiri Virulenti che aprono al Vizio, garanti della Violazione Vessatrice e Vorace della Volontà!
L’unico Verdetto è Vendicarsi, Vendetta! E diventa un Voto non mai Vano poiché il suo Valore e la sua Veridicità Vendicheranno un giorno coloro che sono Vigili e Virtuosi.
In Verità questa Vicissuas-Verbale Vira Verso il Verboso, quindi permettimi di aggiungere che è un grande onore per me conoscerti e che puoi chiamarmi V!
"

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Etichettato tra monologhi

venerdì, 15 dicembre 2006
Continuo ad esserci...

...tre alti e bassi... tra tempeste e bonacce...ma ci sono...
manca un po' il tempo e soprattutto l'ispirazione per il mio blog, perchè anche le volte che mi ci vorrei mettere non so da dove incominciare.
Non voglio parlare di calcio, di una cinquantenne, di sfighe o di anni 70...
Non posso raccontare di viaggi e gente che vive sotto altri cieli...
Non posso...
Ma oggi una cosa ve la scrivo:

Vivamus, mea Lesbia, atque amemus,
rumoresque senum severiorum
omnes unius aestimemus assis.
Soles uccidere et redire possunt:
nobis, cum semel occidit bruvis lux,
nox est perpetua una dormienda.
Da mi basia mille,deinde centum,
dein mille altera, dein seconda centum,
deinde usque altera mille, deinde centum.
Dein, cum milia multa fecerimus,
conturbabimus illa, ne sciamus,
aut ne quis malus invidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum

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Etichettato tra parole

martedì, 29 agosto 2006
...ci sono ancora...

Sono ancora vivo
forse come non mai.
E la mia barchetta
continua a beccheggiare
in questo mare
sotto questo cielo.
Sto vivendo il mio tempo.
Lo spero anche di voi

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lunedì, 10 aprile 2006
Danny Goodman TD Lemon Novecento

L'ho sfogliato la prima volta per curiosità...
Ho visto il film una prima volta... perchè al videonoleggio mi piaceva la copertina e perchè la curiosità di quella prima occhiata ancora mi punzecchiava..
L'ho letto una prima volta perchè me l'aveva prestato la persona più improtante della mia vita...
L'ho ascoltato una prima volta, online, perchè dopo averlo letto, lo volevo sentire anche "vissuto" da Eugenio Allegri, l'attore per cui era stato scritto...
L'ho riascoltato una seconda volta, per farlo sentire alla persona che amavo, per dividere con lei alcune ore...
L'ho riletto una seconda volta perche quel libro me lo aveva regalato e quel gesto così banale per me voleva dire molto...forse troppo...
L'ho visto in teatro, interpretato da Arnoldo Foà, perchè tutti e due avevamo questa voglia di sentircelo raccontare dal vivo, da un grande attore...

Questo è uno dei monologhi contemporanei più belli e profondi che abbia mai letto, visto, ascoltato, ricordato, citato... ed è così legato alla persona che amo da essere diventato, come lei, parte della mia vita e del mio cammino.

"Tutta quella città…non si riusciva a vederne la fine. La fine…Per cortesia, si potrebbe vedere la fine?
Su quella maledettissima scaletta... era molto bello, tutto... e io ero grande con quel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi, era garantito che sarei sceso, non c'era problema.
Coll mio cappello blu.
Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino...
Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino...
Primo gradino, secondo...
Non è quel che vidi che mi fermò...
È quel che non vidi
Puoi capirlo, fratello?, è quel che non vidi... lo cercai ma non c'era, in tutta quella sterminata città c'era tutto tranne...
C'era tutto... Ma non c'era una fine.
Quel che non vidi è dove finiva tutto quello... La fine del mondo!
Tu pensa a un pianoforte: i tasti iniziano, i tasti finiscono.
Tu lo sai che sono 88 e su questo nessuno può fregarti! Ma non sono infiniti, loro! Tu sei infinito!
E dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita!
Questo mi piace, in questo voglio vivere!
Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi di tasti che non finiscono mai… questa è la verità… che non finiscono mai… quella tastiera è infinita!
Ma allora su quella tastiera non c’è musica che puoi suonare.
Sei seduto sul seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio!
Cristo! Ma le vedevi le strade? Anche soltanto le strade… ce ne erano a migliaia…
Ma dimmelo: come fate voialtri laggiù a scegliere una donna… una casa… una terra che sia vostra… un paesaggio da guardare… un modo di morire.
Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce, ne quanto ce n’è!
Ma non avete paura voi di finire in mille pezzi solo a pensarla quella enormità, solo a viverla?
Io ci sono nato su questa nave… e vedi… anche qui il mondo passava… ma a non più di 2000 persone alla volta!
E di desideri ce ne erano!… ma non più di quelli che ci potrebbero stare su una nave fra una prua e una poppa!
Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita… io ho imparato a vivere in questo modo.
La terra è una nave troppo grande per me… una donna troppo bella… è un viaggio troppo lungo… un profumo troppo forte… è una musica che non so suonare!!!!!!
Non scenderò dalla nave! Al massimo posso scendere dalla mia vita… in fin dei conti è come se non fossi mai nato…
Sei tu l’eccezione, Max… solo tu sai che sono qui e sei una minoranza! Non ti resta che adeguarti!
Perdonami amico mio, ma io non scenderò!
"

- Alessandro Baricco -

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Etichettato tra monologhi

mercoledì, 05 aprile 2006
Il Piccolo Principe


Il Piccolo Principe - XXI

In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo..."
"Chi sei?" domando' il piccolo principe, "sei molto carino..."
"Sono una volpe", disse la volpe.
"Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, sono cosi' triste..."
"Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomestica".
"Ah! scusa", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
"Che cosa vuol dire <addomesticare>?"
"Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa cerchi?"
"Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
"Che cosa vuol dire <addomesticare>?"
"Gli uomini" disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso! Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?"
"No", disse il piccolo principe. "Cerco degli amici. Che cosa vuol dire "<addomesticare>?"
"E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire <creare dei legami>..."
"Creare dei legami?"
"Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io saro' per te unica al mondo".
"Comincio a capire" disse il piccolo principe. "C'e' un fiore... credo che mi abbia addomesticato..."
"E' possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra..."
"Oh! non e' sulla Terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembro' perplessa:
"Su un altro pianeta?"
"Si".
"Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"

"No".
"Questo mi interessa. E delle galline?"
"No".
"Non c'e' niente di perfetto", sospiro' la volpe. Ma la volpe ritorno' alla sua idea:
"La mia vita e' monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio percio'. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sara' illuminata. Conoscero' un rumore di passi che sara' diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara' uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiu' in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo e' triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sara' meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e' dorato, mi fara' pensare a te. E amero' il rumore del vento nel grano..."
La volpe tacque e guardo' a lungo il piccolo principe:
"Per favore... addomesticami", disse.
"Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, pero'. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".
"Non ci conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno piu' tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia' fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu' amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
"Che cosa bisogna fare?" domando' il piccolo principe.
"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, cosi', nell'erba. Io ti guardero' con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' piu' vicino..."
Il piccolo principe ritorno' l'indomani.
"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero' ad essere felice. Col passare dell'ora aumentera' la mia felicita'. Quando saranno le quattro, incomincero' ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro' il prezzo della felicita'! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro' mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".
"Che cos'e' un rito?" disse il piccolo principe.
"Anche questa e' una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'e' un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e' un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Cosi' il piccolo principe addomestico' la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "... piangero'".
"La colpa e' tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."
"E' vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"E' certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".

Poi soggiunse:

"Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua e' unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalero' un segreto".
Il piccolo principe se ne ando' a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora e' per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
"Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si puo' morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, e' piu' importante di tutte voi, perche' e' lei che ho innaffiata. Perche' e' lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perche' e' lei che ho riparata col paravento. Perche' su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perche' e' lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perche' e' la mia rosa".
E ritorno' dalla volpe.
"Addio", disse.
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale e' invisibile agli occhi".

"L'essenziale e' invisibile agli occhi", ripete' il piccolo principe, per ricordarselo.
"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi' importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurro' il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verita'. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."
"Io sono responsabile della mia rosa..." ripete' il piccolo principe per ricordarselo.

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martedì, 04 aprile 2006

Every time we say goodbay
    Ogni volta che ci diciamo addio

I die a little
    Io muoio un pò

Every time we say goodbay
    Ogni volta che ci diciamo addio

I wonder why a little
    Io mi chiedo

Do the gods above me, who must be in the know think so little of me.
    Forse gli dei che tutto sanno, hanno di me un'opinione tanto scarsa.

They'd allow you to go?
    Che ti lasciano andar via?

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